The Batman: la Danza Macabra del Pipistrello

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Il nuovo trailer di “The Batman” ha scosso gli animi di tutti.

Internet è esploso. C’è a chi piace, c’è chi lo adora (come me), a chi fa schifo. Quando un singolo trailer riesce a dividere il web in questo modo, vuol dire che la DC sta facendo bene il suo lavoro

Ma ovviamente c’è l’arma a doppio taglio. Creare un hype così grande significa avere aspettative che magari non verranno soddisfatte.

Il problema di Batman è che si tratta di un personaggio delicato, va trattato con riguardo. Durante la Golden Age (anni ’40) è stata una delle pochissime testate a non subire (o subire poco) il crollo delle vendite.

I fan erano affezionati al pipistrello perché nonostante i toni caciaroni dell’epoca, comunque aveva storie più cupe del suo amico Azzurrone allergico alla Kryptonite.

Questo amore ce lo portiamo da decenni. E dopo alcuni cali, reboot mediocri, storie un po’ annacquate, rimane sempre lui.

L’uomo che danza col diavolo nel pallido plenilunio

MA PERCHÉ PIACE COSÌ TANTO BATMAN?

Quando me lo chiedono, io cito Michael Caine:

“Se Superman rappresenta l’immagine che l’America vuole darsi, allora Batman è l’immagine che il resto del mondo si è fatto dell’America.”

Gotham City è il posto peggiore in cui vivere, e riflette tutto il marciume dell’essere umano. Questa forte critica politica e sociale rende le storie più avvincenti. Più drammatiche.

I cinefumetti hanno accentuato questo lato decadente della città e di Batman, un antieroe che fa il possibile per scacciare la sua pazzia.

Molte volte però ci dimentichiamo una cosa essenziale.

Prima del lato gotico, prima delle mazzate che dà ai criminali, Batman è innanzitutto un detective.

Quindi le storie sono inevitabilmente dei gialli.

È QUESTO CHE MANCA!

Tutti i cinecomics del pipistrello si sono soffermati sul lato grottesco, action, romantico, anche comico ma mai sul lato investigativo.

Matt Reeves ha affermato che il suo Batman sarà una Detective Story. Verrà esplorato il lato forense del miglior investigatore del mondo.

COSÌ HO DECISO DI FARVI UN REGALO

Nel ‘96 vennero chiamati a raccolta i migliori disegnatori e sceneggiatori sulla piazza

E GLI VENNE FATTA UNA PROPOSTA:

8 pagine.

Soltanto 8 pagine in cui ognuno di loro avrebbe esplorato un lato del pipistrello.

Non una di più.

Mostri sacri come Neil Gaiman misero mano al progetto. Bruce Timm (creatore della serie animata anni ‘90) e addirittura il mangaka Katsuiro Otomo, l’autore di Akira!

MA VI RENDETE CONTO?!?

Quella che leggeremo adesso è una detective story cupa, silenziosa, introspettiva.

Triste.

Che dite, cominciamo?

SI VA!

La scena si apre con una Gotham che fa di tutto per apparire quanto più buia possibile. Con il nero in lontananza e soltanto un lampione ad illuminare la strada.

Il narratore (che scopriremo più avanti essere Batman stesso) rompe la quarta parete e parla con noi.

“Mettetevi a vostro agio”

Lo spettacolo sta per cominciare.

Questa città è piena di brutture, di cose orrende, di luoghi che accentuano la sua follia.

Gotham è davvero il posto peggiore in cui vivere.

“Dimmi anima cara”

Qual è il senso della vita? Chiede Batman. Ovviamente siamo solo di passaggio, ma a che scopo?

Siamo forse nati per migliorare un posto che verrà utilizzato da altri? Dalle generazioni successive?

Non è strana questa caducità della vita? Questa nostra fragilità?

INIZIA LA DANZA

Mentre il detective parla, c’è questa scena a spezzare il monologo. Un uomo che danza con una donna. Fra poco scoprirete chi sono.

“Quindi l’individuo non conta?”

Siamo vivi su questa Terra solo per preservarla alle generazioni future, quindi non esiste il singolo? L’individuo cede il posto al gruppo, a quell’informe società liquida che deve impegnarsi per lasciare un mondo migliore di come l’ha trovato.

Oppure stiamo solo “conservando i tratti essenziali dell’umanità”? Cioè stiamo sopravvivendo come fanno gli animali, che vivono d’istinti primari e hanno come obiettivo quello di riprodursi per portare avanti la specie

MA NON PREOCCUPATEVI

Nessuno può rispondere a queste domande.

Pian piano ci avviciniamo al luogo dove si svolgerà (quasi) tutta l’intera storia.

UNITEVI A QUESTA DANZA

La prima pagina si chiude con un vago dettaglio della sua tuta.

Come ho detto prima, gli autori che hanno lavorato a queste storie avevano a disposizione 8 pagine per potersi esprimere.

Quindi ogni dialogo, ogni scena, ogni dettaglio non è fine a se stesso ma per mancanza di spazio è essenziale alla trama.

La seconda pagina si apre con la figura di Batman tutta nera

ECCETTO I GUANTI

Ted McKeever (l’autore di questa storia) avrebbe potuto nasconderli nell’ammasso nero della tuta, invece li ha messi in evidenza.

Questo contrasto dà l’illusione che Batman abbia dei guanti da chirurgo.

Ora il detective non parla più con noi

MA CON LA VITTIMA

Somiglia vagamente al Dottor Bennet Omalu intepretato magistralmente da Will Smith nel film “Zona D’ombra”. Se ricordate, anche lui parlava ai corpi che sezionava.

Per i suoi colleghi era un atteggiamento molto strano, però il neuropatologo riusciva ad estrapolare più informazioni e a capire com’era morto il paziente.

E COSA SCOPRIAMO?

Che l’assassino non aveva un movente. È morta senza essere violentata, senza che le rubassero qualcosa. Gioielli, bracciali, collane.

NIENTE

Senza alcun motivo.

Questa cosa è davvero disturbante perché mette in risalto la cattiveria più pura, quella slegata da qualsiasi fine. Si fa del male solo per il gusto di farlo, non per il fugace appagamento sessuale di uno stupro, non per ragioni di sopravvivenza come il furto di oggetti preziosi.

Niente.

Tipico.

Tipico. Una parola basta ad esprimere l’enorme sofferenza in cui versa Gotham. Quante altre vittime sono morte così? Strappate alla vita solo per il capriccio di qualcuno?

LA DANZA CONTINUA

Ma finalmente capiamo chi sono queste due figure.

Batman è l’uomo che danza insieme alla vittima. Ed entrambi si aiutano a vicenda per risolvere questo caso. Il Cavaliere Oscuro ha bisogno di trovare il criminale e la vittima vuole la sua giustizia.

Per riposare in pace.

Esattamente come in una Danse Macabre, l’uomo tiene la mano di lei.

È ora di cominciare.

IL CARPO

Notate la terminologia. Utilizza il termine scientifico “carpo” e non quello comune “mano”. In questo momento non è il Batman rumoroso a cui siamo abituati di solito, quello tutto rampini e batmobile col reattore.

Ora è un esperto forense, uno scienziato silenzioso.

“Sembrano tracce di una mappa”.

Un enigma. Il suo corpo è un foglio pieno di indizi che alla fine porterà il detective al tesoro, al suo obiettivo.

IL BASTARDO

Le indagini continuano e anche la danza si sviluppa. Ora siamo nel vivo. L’uomo tiene la donna avvolta a sé, con la mano destra a sfiorare la spalla.

Che è esattamente da dove ha iniziato le indagini

LA DONNA GLI SORRIDE

Ma poi scopre che non è così

Ecco la follia sempre presente nell’animo del Cavaliere Oscuro. Ha pensato che la vittima gli stesse facendo un cenno.

Batman si è lasciato andare per un istante ad un lato romantico e inverosimile per poi, subito dopo, tornare in sé.

C’è ancora un caso da risolvere. Fai in fretta.

In questa scena la donna era moribonda ma ancora viva.

Dietro di lei c’era l’assassino. Quando l’ho visto ho provato un odio tremendo.

Questo ammasso di inchiostro a cui l’autore ha dato parvenze umane. È incredibile come io sia stato coinvolto da una storia così breve.

L’ha ammazzata solo per il suo diletto, perché gli andava così. L’inutilità di questo gesto mi ha fatto male al cuore.

Ma poi sorrido sapendo che alla fine il cazzotto gliel’aveva dato

“Brava ragazza”.

E non è un colpo qualunque

Batman accende i neon per osservare il cadavere dall’alto. Anche l’inquadratura della danza si adatta all’esigenza.

UN FRAMMENTO

Il detective ha trovato quello che gli serviva. Un oggetto così piccolo è abbastanza per incastrare l’assassino.

Ora è solo una questione di tempo. Trovarlo e dargli una lezione.

Il caso è chiuso.

La danza ha raggiunto il suo culmine.

“Mi resta un’ultima cosa da fare”.

“Lasciami entrare dentro la tua anima”.

Quest’ultima parte è importantissima.

Batman usa un bisturi. Ecco che riaffiora il termine “penetrare”, non usato a caso. Ma questa parola ha un duplice significato.

È letterale. Batman sta “entrando” nel corpo della ragazza per continuare l’autopsia.

Ma è anche metaforico. Fra poco scoprirete il perché.

Ci avviciniamo al finale.

LA DANZA SI INTERROMPE

Il detective non sta più “ballando” con la vittima. È uscito dall’obitorio per andare da un’altra parte.

“Mi serve il tuo nome”.

Questa è la vera essenza di Batman. Un personaggio tragico che agli occhi della gente può sembrare un uomo senza macchia e senza paura.

Ma è fallibile.

Sbaglia continuamente. Commette errori. E anche quando vince uno scontro, in realtà è sempre un trionfo mutilato.

“E tutti coloro che non sono riuscito a salvare…”

“… li porto dentro di me. Profondamente”.

Profondamente.

Batman inizia a fare alcune domande. Gli serve il nome.

Chelsea.

Ecco. Ora finalmente ha tutto quello che gli serve.

La danza può ricominciare.

Di nuovo all’obitorio.

“Il tuo ultimo pasto…”

Ora si spiega perché ha usato il bisturi. Batman ha aperto la pancia della vittima per trovare il suo “ultimo pasto” e da lì risalire al bar che gliel’ha servito.

E soltanto loro preparano quella torta di mattina.

La mano ferma del detective che chiude la sacca mortuaria. Grazie a quel nome ora questa donna ha un’identità.

Il Cavaliere Oscuro ha trovato il criminale ma non gli bastava. Doveva scavare più a fondo per “entrare” anche nella sua anima.

Aveva bisogno di sapere anche il suo nome non solo per chiudere il caso e scriverlo sulla targhetta ma perché in questo modo può conservare il ricordo di Chelsea nel suo cuore nero.

Ultima scena. La donna viene avvolta dall’oscurità.

Ora è un tutt’uno con il pipistrello. Si unisce anche lei in quello scrigno dove vengono custodite le altre vittime, tutte le altre persone che il vigilante non è riuscito a salvare.

Due anime che per un breve tempo hanno danzato assieme e si sono avvolte nella reciproca oscurità.

Ora questa donna può riposare in pace avvolta nel buio ma caldo mantello di un uomo che non la dimenticherà mai.

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