Wano, il paese delle maschere

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Sul palco di Wano si esibiscono delle maschere, cercherò di portarvi con me in una riflessione

In una live su Twitch di qualche mese fa avevo esposto una tesi sulle maschere a Wano che oggi mi trovo a proporvi.

La live in questione era quella a proposito del famoso articolo di Sensei e ant sul flashback di Oden e del perché a loro non fosse piaciuto.
In particolare loro criticavano il fatto che il rapporto tra Oden e i suoi compagni non fosse stato approfondito. Dalla mia risposta a questa loro affermazione nasce questo pezzo.

Il teatro Kabuki

La saga di Wano è costruita come il teatro Kabuki, spesso lo abbiamo detto. Il teatro Kabuki, come saprete, è diviso in atti e gli attori spesso indossano delle maschere.

In Italia abbiamo una grande tradizione teatrale ed in particolare abbiamo una grande tradizione di quelle che vengono definite “maschere”. Ma cos’è una maschera?

Cos’è una maschera?

L’uso teatrale delle maschere risale all’antica Grecia, dove venivano usate sia per caratterizzare i personaggi, sia per amplificare la voce e diffonderla nei teatri.


Da allora si può dire come le maschere abbiano svolto la funzione di “simbolo”, le persone hanno imparato infatti ad associare a ciascuna maschera delle emozioni, delle caratteristiche etc… in modo tale da sapere sempre cosa aspettarsi da un determinato personaggio.

Questione di profondità

Ma quanto è profonda una maschera?

Mi spiego meglio, se da un lato le maschere sono facilmente riconoscibili e associabili ad emozioni e personaggi, dall’altro esse sono l’unica informazione che ci rimane. È come se il personaggio fosse in 2D e dovesse rispondere ad alcuni stereotipi dettati dalla maschera.

Attenzione, non dico che le maschere siano meno complesse, dico che la tridimensionalità viene “appiattita” e non è più accessibile al pubblico. Le maschere sono sistemi emozionali chiusi.

Torniamo a One Piece

D’accordo, d’accordo, ma cosa c’entra tutto questo con Wano, con Oden e con One Piece? Ora ci arrivo.

In quella famosa live, avevo risposto che non solo i rapporti tra i Foderi e Oden fossero stereotipati, ma tutta Wano fosse in realtà vittima (in senso positivo) del teatro Kabuki.

Partiamo da Oden. Nel medioevo, soprattutto in Inghilterra, esisteva la maschera del giullare, anche chiamata “Jester” o “Fool”. Questo personaggio ballava scatenato e faceva ridere le persone con la propria o l’altrui umiliazione. Non credo sia un caso che in inglese il capitolo dove Oden si umilia sia chiamato “Fool of a Lord”.

Credo che nel mix di culture teatrali che Oda avrà considerato per questa saga, Oden rappresenti proprio “il giullare”. Naturalmente la prospettiva si ribalta ed il giullare in questo caso diventa il più saggio ed il più coraggioso del paese.

Il popolo di Wano

Il popolo di Wano invece? Nella tradizione teatrale, il popolo è spesso visto come un’unica maschera, un esempio è il teatro di Shakespeare. Il popolo viene spesso caratterizzato come volubile e privo di una profondità apparente, come se avesse solo due lati “bianco” e “nero”.


A Wano le persone non hanno mezze misure, non hanno distinzione o complessità. Passano dall’amare Oden all’odiarlo e deriderlo in un istante, e viceversa.
C’è chi ha criticato Oda per aver creato un popolo così volubile e “poco realistico”, ma davvero Eiichiro non sarebbe in grado di creare una profondità emotiva nella popolazione di Wano?

Tralasciando le centinaia di emozioni che Oda è stato in grado di trasmetterci in questi anni, vorrei farvi notare come in questa saga il maestro sia stato in grado di creare personaggi magnifici come Yasuie e Orochi, opposti eppure profondissimi.

Gli smile

Il popolo non è nemmeno tutto uguale, c’è chi può solo indossare la maschera di una risata. Le vittime degli smile. Loro hanno una sola e unica maschera, non gli sono permesse altre emozioni e addirittura hanno il volto fossilizzato, come fosse di cera.

Credo che questo sia chiarissimo quando si pensa alla sorte di Killer, costretto a sentire la propria detestata risata.

Uno, nessuno, centomila

Potrei andare avanti per ore a scrivere ma finirei per annoiarvi, così voglio solo farvi una carrellata per farvi capire quante maschere siano presenti a Wano.

È una maschera Kyoshiro, “cane di Orochi”, che in realtà è Denjiro, costretto a sopprimere i propri istinti di vendetta per aspettare la giusta occasione. Lo stesso vale per Komurasaki, che è la maschera di Hyori, figlia di un samurai leggendario e costretta a servire alla corte del nemico.
Hyori ha anche un terzo ruolo, quello di accompagnare con la sua musica tutta la narrazione. La vediamo infatti dietro un’altra maschera suonare lo Shamisen.

È una maschera Kanjuro, fodero traditore, illustratore di illusioni. “Uomo senza volto” nei flashback, vive per la sua parte e non ha una sua personalità al di fuori di essa. Era pronto a morire una volta portata a termine la propria recita.

Ciascun Mugiwara ha indossato una maschera, per infiltrarsi nel paese infatti hanno svolto dei compiti sotto copertura ed hanno interpretato dei ruoli.

La stessa Kiku è molto “teatrale”. In tutte le tradizioni teatrali c’è stato un periodo dove i ruoli femminili erano interpretati da uomini mascherati, alle donne non era infatti permesso recitare, attività riservata ai maschi. Kiku indossa anche una seconda maschera, quando combatte, di questa maschera vi ha spesso parlato il Reverendo nelle sue omelie.

Anche Yamato si è presentata come “Oden” indossando una maschera.
Lei in questa recita interpreta Oden.

Una previsione su Who’s Who

Insomma, chi più ne ha più ne metta. Spesso ci dimentichiamo della cornice “teatrale” di questa saga, proprio perché ci immergiamo così tanto nella storia da credere a questa “finzione nella finzione”. Ma ritengo che questa interpretazione aggiunga molto alla narrazione.

Infine, vorrei fare una previsione, anzi un’illazione. Su “Who’s Who”.
Il suo nome è ispirato al gioco “Indovina chi”. Credo che il suo stile di combattimento avrà a che fare con lo scambio di identità e che quindi vedremo un’altra applicazione delle maschere in quel di Wano.

2 Commenti

  1. Articolo davvero molto molto interessante! Ricordo che in un libro di Gabriele La Porta intitolato “la magia” c’era tutto un capitolo che analizzava la figura del Joker, folle, matto. Questa figura emblematica era spesso l’unica capace di dire la verità in un mondo falso, attraverso il rovesciamento di tutte le convenzioni sociali.
    La folla amorfa segue l’onda dell’umore del potente del momento, mentre il folle è capace di critica, anche solo in una battuta irriverente. O in una pazza danza, come quella di Oden che, estranea e fa sentire a disagio un popolo ipocrita.
    La maschera e il teatro non sono un appiattimento della storia di One piece ma un nuovo livello di lettura di un manga che già fino a qui non è mai stato “semplice o fanciullesco”.
    Davvero tanto di cappello (di paglia) a Oda

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