Lafitte e Jean Lafitte: pirati astuti

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Cosa accomuna il Lafitte cartaceo a quello vero?
Il Lafitte cartaceo è forse uno dei personaggi di One Piece che più assomigliano al personaggio storico che lo ha ispirato. Astuto e calcolatore, Lafitte è uno dei primi membri della ciurma di Barbanera a comparire nella serie (si parla della saga di Jaya eh… Ne è passata di acqua sotto i ponti…).

Di solito (sottolineo, di solito) Oda utilizza solo i nomi di pirati o personaggi reali per le sue storie. Ma credo che Lafitte sia un pó un’eccezione: l’aspetto elegante e i modi raffinati potrebbero essere rimandi al vero Lafitte. “Lo sceriffo diabolico”, soprannome del Lafitte di Oda, venne allontanato dalla Marina per via della sua simpatica tendenza alla violenza più becera. Molto vicino a quanto accadde al vero Lafitte, che lavoró a stretto contatto con diversi governi (tranne la Spagna, che detestava), in un clima politico estremamente complesso come quello in cui visse.

Jean Lafitte: uno strano pirata

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Ritratto di Jean Lafitte, di artista sconosciuto, primi anni del XIX secolo, Rosenberg Library Galveston in Texas

Jean Lafitte (1776-1826) fu uno dei più stravaganti pirati di tutta la storia. Visse quando l’epoca d’oro della pirateria (1560-1730 circa) era tramontata da un pezzo ma questo non gli impedì di riservarsi un posto d’onore tra i migliori pirati di tutti i tempi. Sorprendentemente intelligente, ricco e con un senso dell’umorismo brillantemente audace, fu in grado di innalzare un autentico regno pirata. Era un abilissimo uomo d’affari (iniziò la sua attività come contrabbandiere di schiavi), detestava gli spargimenti di sangue (ma non si tirava indietro durante gli assalti), amava le donne, l’alcool, fare casino e si diceva fosse pure un gran figo. Fu spia, corsaro, pirata, mercante, si autonominó governatore. Si sa molto poco di lui prima che arrivasse in America con il fratello Pierre. Lui stesso si contraddisse spesso sulle sue origini, alcuni lo vogliono nato in Francia, altri a Hispaniola. Si stabilì a New Orleans, dove mise in piedi un’attività illegale e dopo poco iniziò a incasinare il mare come pirata e contrabbandiere. Quando i suoi traffici divennero ingenti, allestì un covo di pirati sulle foci del Mississippi da dove incrinó l’intera rete commerciale del Golfo del Messico.

Lafitte e Barataria

Il carismatico francese riuscì a creare un vero e proprio impero pirata, Barataria, situato sul Golfo del Messico, disarticolando l’intera rete commerciale della zona. Lafitte si autoproclamò dittatore del regno, arrivando persino ad emettere lettere di corsa per i suoi uomini. Costruì alcune case e un bordello, arrivando a trafficare in schiavi, oro, stoffe, gioielli o qualsiasi cosa gli capitasse sotto il naso. Proibì ai suoi scagnozzi di attaccare le navi americane, in modo da non attirarsi troppe antipatie politiche.

La taglia di Lafitte

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Ritratto di Jean Lafitte, di artista sconosciuto

Il governatore della Lousiana ne aveva talmente le scatole piene che condannó chiunque commerciasse con loro e gli affibbió una taglia di 500 dollari. Lafitte, con la solita aristocratica eleganza, reagì offrendo 5000 dollari per la testa del malmostoso governatore*.

La fine

Le informazioni su Lafitte non sono proprio una quantità ma pare che negli ultimi anni della sua vita fosse entrato in conflitto con Inghilterra e Stati Uniti e costretto a ritirarsi. Non ci è dato sapere con certezza né il luogo né la data di morte.

L’alleato di Lafitte

Paragrafo bonus. Pochi sanno che uno dei migliori luogotenenti di Lafitte era un pirata italiano, Vincenzo Gambi. Se di Lafitte non conosciamo proprio moltissimo, Gambi proprio non se lo fila nessuno. Divenne famoso per essere stato uno dei più crudeli e sanguinari pirati della sua epoca: pare girasse armato di un’ascia e che i suoi uomini gli fossero piuttosto fedeli. Sembra però che ad un certo punto abbia esagerato con le atrocità pure lui e che sia stato decapitato con un colpo della sua stessa ascia.

*alcuni riportano che le cifre fossero rispettivamente 5000 e 50000 dollari, non ho alcuna conoscenza dell’economia sette-ottocentesca quindi non faccio speculazioni ma mi limito a riportare dati.

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Bibliografia

  • C. W. Davis, The Pirates Laffite: The Treacherous World of the Corsairs of the Gulf, Harcourt Book, 2005
  • P. Gosse, Storia della pirateria, tr. it. S. Caprioglio, Odoya, Bologna, 2008
  • A. Spinelli, Tra l’inferno e il mare, Fernandel, Ravenna, 2003

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