OPGT Pokéclass – Lezione 3, Pokémon Showdown, VIDEO

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Pokémon

Si prosegue la nuova rubrica offtopic sul competitivo Pokémon, oggi si parla del sito cardine del competitivo

Eccoci ancora a parlare di un offtopic di peso rispetto a questo sito, il competitivo Pokémon.
Chi vi parla è un appassionato che segue con attenzione tutto il mondo delle competizioni e vorrebbe iniziare a trasmettervi qualche informazione partendo da “zero”.

Non preoccupatevi se non avete giochi Pokémon o la Switch, esistono dei siti di simulazione di battaglie completamente gratuiti e molto divertenti, ma ne parleremo in futuro!

Non sono un campione nel gioco ma uno studioso, consideratemi come il “Professor Jade“, e questo è il vostro ingresso nel mondo dei Pokémon competitivi

Pokémon Showdown

Oggi parleremo di un sito utilizzato per simulare Team e battaglie: Pokémon Showdown.

Compiti a casa

Come compito a casa andate sul sito e provate a fare qualche battaglia random, non ve ne pentirete!

Saluti dal Prof Jade!

Leggi la lezione precedente su Mosse e Statistiche

Pokémon è un media franchise giapponese di proprietà della The Pokémon Company, creato nel 1996 da Satoshi Tajiri. Esso è incentrato su delle creature immaginarie chiamate “Pokémon”, che gli umani possono catturare, allenare e far combattere per divertimento. Il franchise nasce come coppia di videogiochi sviluppati da Game Freak e pubblicati da Nintendo per la console portatile Game Boy. L’enorme successo ottenuto in tutto il mondo ha portato alla creazione di ulteriori videogiochi, anime, film, manga, un gioco di carte collezionabili, libri e innumerevoli gadget e giocattoli.

l nome è una parola originata dalla coppia di parole inglesi Pocket Monsters. La contrazione sarebbe dovuta essere “Pockemon” formata dalla contrazione della grafia corretta «Pocket Monster». Tuttavia si preferì rimuovere la «c», sia per evitare confusione che per ragioni commerciali legate all’esistenza di Monster in my pocket.
Nel nome è presente la lettera «é», non per indicare l’accento tonico, ma per segnalare agli anglofoni che la vocale non è muta e distinguere così la pronuncia, ad esempio, da quella del verbo «to poke».

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