Pierre e Pegaso: la storia del mitico cavallo alato

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Pierre, il destriero del cavaliere celeste, è un Pegaso, una creatura leggendaria protagonista di più miti greci

Con l’aiuto della potente Knock up stream, Rufy e la sua ciurma riescono ad avvicinarsi all’isola nel cielo. A dispetto di quanto potessero immaginare, il mare bianco non è un luogo paradisiaco e rilassante. Vengono infatti subito attaccati da un guerriero. Ad accorrere in loro soccorso è Gan Fall, il cavaliere celeste e il suo compagno Pierre, un uccello con i poteri di un frutto del diavolo, che l’hanno reso un Pegaso.

Pierre, col suo manto rosa a pois scuri, non è certo elegante come il mitico cavallo bianco. Anche Nami, resta abbastanza delusa quando vede la forma ibrida di Pierre. Eppure, colori e assenza di criniera a parte, quello che vede è un vero e proprio Pegaso, un cavallo dotato di ali.

Le origini del mito

Secondo alcune teorie, il mito di Pegaso ebbe origine da alcuni culti antichi dell’Asia minore. Il cavallo alato sarebbe nato dagli abissi del mare e per questo, legato all’acqua e capace di far scaturire sorgenti con un colpo di zoccolo.

Un elemento a sostegno di questa teoria è il nome stesso della creatura: “Pègasos” o “Pègè” il cui significato dal greco è “fonte” o “sorgente”, riconducibile alle sue origini o al suo potere. Il suo legame con l’acqua ed il mare sono stati trasposti anche nel mito greco.

La nascita e le prime imprese

Poseidone, dio del mare, sedusse Medusa, custode del tempio di Atena. I due consumarono un rapporto all’interno del tempio e la dea, furibonda per l’oltraggio subito, trasformò Medusa nel famoso mostro con la testa ricoperta di serpenti. Quando Perseo, figlio di Zeus, uccise Medusa, dal suo collo (secondo altre versioni, dal sangue sgorgato a terra) uscirono due creature, ed una di queste, era proprio Pegaso.

Il cavallo alato era un essere fiero e selvaggio, ma venne domato dal cavaliere Bellerofonte. Secondo alcune versioni, fu aiutato nell’impresa da Atena, che gli fece dono di speciali briglie d’oro. Dopo aver domato Pegaso, l’eroe combatté contro la Chimera (un mostro dalla testa di leone, il corpo di capra, la coda di drago e la capacità di sputare fuoco e fiamme dalle fauci) e, successivamente, contro le Amazzoni. A seguito di questi successi, però, l’eroe diventò talmente arrogante da voler raggiungere l’Olimpo ed ergersi al pari degli dei.

Tra dei e muse

Mentre Bellerofonte guidava Pegaso in volo verso la cima dell’Olimpo, Zeus mandò un insetto a pungere il cavallo. L’animale disarcionò così il suo cavaliere, che precipitò sulla Terra e morì. Pegaso venne divenne allora proprietà di Zeus, che lo utilizzò per trainare in cielo il suo carro che trasportava le folgori. Secondo alcune versioni, anche la dea dell’alba cavalcò Pegaso per far sì che il giorno si alternasse alla notte.

L’ultima legenda legata a Pegaso narra che, quando il monte Elicona iniziò ad innalzarsi verso i cielo, durante la gara di canto tra le muse e le Pieridi, per ordine di Poseidone, Pegaso ne arrestò l’ascesa con un colpo di zoccolo. Da quel colpo ebbe origine la fonte Ippocrene – “la sorgente del cavallo” – ispiratrice di poesia a chi vi si dissetava. Come ricompensa per i suoi servigi, Zeus lo trasformò in una costellazione, visibile ancora oggi.

Tra forza ed eleganza

Soprattutto grazie al mito del monte Elicona, Pegaso divenne il simbolo del furore dell’ispirazione. La forza indomabile del cavallo rappresentava quella dell’artista nel pieno della fase creativa e la capacità di volare rappresentava la mente dell’artista, capace di andare oltre le cose terrene. Il personaggio di Pierre non trasmette questi messaggi e, forse, anche per questo non riesce a trasmettere anche l’eleganza di Pegaso. Eppure, allo stesso tempo, si tratta di un personaggio leale, coraggioso e discretamente forte e, soprattutto, anche Pierre è nato dal furore dell’immensa ispirazione di Oda.

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