Zoro e le origini (teoriche) della Tecnica a Tre Spade

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zoro

Zoro: samurai e pirata. Tra ispirazioni giapponesi e richiami all’Epoca d’Oro della pirateria

Che il personaggio di Zoro abbia tantissimi riferimenti alla cultura giapponese mi pare scontato. Sicuramente, quello che salta più all’occhio quando si parla di Zoro è la sua abilità con le spade. Da fan di One Piece, quando ho visto le ukiyo e e la fotografia del sensei con la spada tra i denti che ho messo nell’immagine, l’associazione con la stravagante tecnica di spada di Zoro è stata immediata.

Sensei di iaidō
Sensei di iaidō
Rori Hakusho Chojin di Utagawa Kuniyoshi

Dalla Cina al Giappone

Fino ad allora avevo sempre creduto fosse una pensata partorita dalla galoppante fantasia di Oda ma le immagini parlano chiaro: evidentemente qualche precedente c’era stato. Tutto inizia in Cina con Zhang Shun, uno dei grandi personaggi letterari cinesi. In una delle sue avventure, Zhang venne gettato in mare da un collerico piratastro, riuscendo a salvarsi ed emergendo dall’acqua con una spada tra i denti. La leggenda giunse anche in Giappone, dove l’eroe prese il nome di Rori Hakucho Chojun che nell’arte giapponese viene quasi sempre rappresentato con una lama tra i denti. Il kabuki (歌舞伎) è una forma teatrale tipicamente giapponese che spesso rielabora leggende e tradizioni popolari rappresentandole in scena, tra cui quella appena citata. Questa tipologia ammette (a differenza di altre forme di teatro giapponese) l’utilizzo di oggetti di scena tra cui ventagli e spade, che vengono esibite durante le scene clou della rappresentazione.

Donna bandito di Kunichika Toyohara
Samurai con tatuaggio e spada di Utagawa Kunisada

Dal kabuki allo iaidō

Una delle peculiarità del kabuki consiste nello sfruttare alcune pose per comunicare un particolare senso di energia e forza. Queste pose potrebbero aver suggestionato, in minima parte, alcune mosse di iaidō (居合道, l’arte di estrarre la spada), arte marziale giapponese. Questa disciplina, intrisa di zen, prevede chiaramente l’utilizzo di una spada, detta iaitō (da non confondersi con la ben più famosa katana), e si struttura in kata (forme fisse). Il sensei che vedete nella foto è probabilmente stato colto durante una particolare dimostrazione o durante una cerimonia (o taihai). Non si tratterebbe quindi di una specifica tecnica e nemmeno di un kata. Questa è l’unica fotografia in cui un esperto di iaidō regge la spada con i denti. Perché, come detto prima, nessuna tecnica normale lo contempla. Ok, e qui finisce la parte intellettualoide.

Pirates attack at the stockade di N.C. Whyeth

Clichè pirateschi

Ma il coltello in mezzo ai denti non è solo una prerogativa orientale. È, a tutti gli effetti, uno dei clichè pirateschi più diffusi: almeno una volta nella vita tutti ci hanno propinato l’immagine di un pirata con un coltellaccio in bocca. Se la teoria qui esposta si rivelasse esatta, la Tecnica delle Tre Spade potrebbe derivare da un felice connubio tra la tipica rappresentazione del pirata e la tradizione giapponese. Effettivamente non sarebbe la prima volta che Oda omaggia la pirateria classica, quella dell’Epoca d’Oro dei Caraibi.

Chiarimenti

La teoria sulla trasmigrazione da kabuki a iaidō che avete letto è frutto di riflessioni puramente e schiettamente personali tra me e un esperto di arti marziali. È molto probabile che questa teoria riservi delle imprecisioni e che effettivamente si riveli sbagliata ma in linea di massima è corretta e presenta delle solide basi concettuali. In ogni caso, persone più esperte di me mi confermano che, spada in bocca a parte, le tecniche di Zoro sono più assimilabili al kenjutsu che allo iaidō. Oda è consapevole di queste relazioni? Ha mai visto queste ukiyo e e la fotografia? Probabile, o forse no, sta di fatto che il legame comunque è ben più che sottile.

N.B. Forse i più temerari di voi si staranno chiedendo se la tecnica a tre spade abbia una qualche plausibilità o utilità reale. Beh, mi dispiace deludervi ma no. Assolutamente no. Anzitutto provate a reggere con i denti una spada di circa due chili (che sarebbe più o meno il peso di uno iaitō, una katana pesa anche di più), se poi ci riuscite senza fracassarvi i denti, provate a muovere la testa e a conferire una qualche forza all’attacco. Posto che spero non l’abbiate provato realmente (io ho quasi ceduto alla tentazione, poi la parte scientifica e poco nerd che è in me ha prevalso), vi assicuro che non è possibile. Senza contare l’ingombro e la pericolosità della lama. No ragazzi, solo Zoro può. Noi pezzenti al massimo possiamo starcene zitti ad ammirarlo.

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Bibliografia: appurato che la maggior parte delle riflessioni sono personali per eventuali approfondimenti segnalerei:

  • “Arte e pensiero in Giappone” di M. Ghilardi
  • “The depiction of violence on the kabuki stage” di S.L. Leither
  • “La spada che da la vita” di Y. Munenori

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