Le storie segrete di One Piece – Uno zero in più

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Storie inventate e spin-off di quelle del manga di Eiichiro Oda

Uno zero in più

Era una giornata molto gradevole, un tiepido Sole di primavera splendeva nel cielo e una leggera brezza rinfrescava l’aria rendendo Ohara a dir poco paradisiaca. Ad Alexandra, però, tutto questo non interessava, sin da piccola ha sempre preferito essere circondata da immense aule piene di antichi libri piuttosto che dai richiami della natura, una passione che, nonostante fosse poco più che una diciannovenne, le ha permesso di diventare una delle archeologhe più importanti dell’isola.

Passò, dunque, l’intera mattinata tra vecchi manoscritti e testi da decifrare allontanandosi solo nelle prime ore del pomeriggio per fare visita alla sua amica Olvia divenuta madre da poco, la quale la accolse calorosamente all’interno della propria casa.

“Allora…Come vanno le cose in biblioteca? Dovendo badare a Robin non sono stata molto presente ultimamente” esordì Olvia mentre versava a entrambe del tè.

“Non c’è male in realtà, solo che stiamo avendo diversi problemi con alcuni fatti storici” disse Alexandra.

“Che intendi per problemi?”

“Ci siamo accorti che sempre più eventi di circa ottocento anni fa risultano avere una difficile collocazione temporale e, non riuscendo a dare loro una data precisa, non sappiamo ancora con certezza cosa in quel periodo è accaduto prima o dopo” proseguì la giovane ricercatrice.

“È la stessa ricerca di cui si stava occupando mio marito, lui voleva provare ad incrociare le informazioni di Poignee Griffe e altre fonti certe con i testi nelle sezioni S e T” raccontò Olvia.

“Non sono le sezioni dedicate ai racconti dei viaggiatori?”

“Esatto, per quanto quelle storie possano essere esagerate e poco attendibili hanno sempre un fondo di verità”

“Li esaminerò al più presto” disse Alexandra incuriosita. “Ma cambiando discorso, dov’è la piccola Robin?”

“Sta facendo un riposino. Sai da poco ha cominciato a muovere i suoi primi passi e non sta ferma un attimo, è curiosa di ogni singola cosa che la circonda”

“È sulla buona strada per diventare un’ottima archeologa!”

“Sicuramente!” rispose divertita Olvia.

Non passò molto tempo prima che Robin si svegliasse, costringendo le due amiche a salutarsi e a tornare ai propri impegni. Alexandra, ovviamente, non vedeva l’ora di spulciare i racconti di cui parlava Olvia, perciò si diresse di nuovo verso l’immensa biblioteca.

Una volta arrivata andò subito a consultare le sezioni S e T e, dopo un’accurata selezione di diverse ore, accatastò sul tavolo più vicino pile di libri talmente alte da eclissare chiunque fosse seduto dietro esse. Terminata la parte facile del lavoro si rifocillò alla buona e si munì di una piccola lanterna, conscia del fatto che avrebbe passato, come spesso accade, l’intera notte a fare ricerche.

Le ore trascorrevano silenziose e più velocemente di quanto Alexandra sperasse, ma più il tempo passava più il suo entusiasmo cresceva (non ancora conscia di ciò che stava per portare alla luce), un entusiasmo che fu interrotto, a Sole ormai sorto, da un leggero rumore di passi. La giovane archeologa riconobbe all’istante la camminata di quel vecchio signore nonché suo mentore, Clover era appena arrivato in biblioteca e questo per lei significava solo una cosa: la classica sgridata.

“Mi chiedo cosa ce l’hai a fare una casa se tanto non ci torni neanche per dormire!?”

“Ero…”

“Presa a fare immense ricerche piuttosto che goderti un po’di riposo. Apprezzo la tua dedizione, ma certe volte è davvero eccessiva. Lo sai che la Storia non scappa da nessuna parte, vero?”

“Eh, chissà da chi ho imparato queste abitudini” rispose con sarcasmo Alexandra, restando concentrata sul suo lavoro.

Clover sorrise pronto per replicare quando si accorse che il volto della ragazza era sospeso tra preoccupazione ed incredulità. Capì subito che non era il momento di perdersi in futili discussioni, per cui aggiunse semplicemente “Che cosa succede?”

Lo sguardo di Alexandra finalmente incrociò quello di Clover.

“Ricordi le ricerche sui vari eventi di ottocento anni fa e del fatto che non riusciamo a collocarli in una data precisa?”

“Si certo, siamo solo riusciti ad avere un’approssimazione di più/meno dieci anni, capita spesso in questi casi, dovresti saperlo ormai”

“Lo so, tuttavia ieri ho parlato di questo problema ad Olvia, mi ha consigliato di reperire informazioni tra i vari racconti dell’epoca e di confrontarli con gli eventi narrati dai Poignee Griffe o da altre valide testimonianze e…” proseguì esitante “Ho scoperto la causa di tutto ciò”

L’anziano archeologo ora era più curioso che mai. “Quindi quel piccolo decennio d’incertezze si può colmare?!”

Alexandra prese un bel respiro e continuò a raccontare “Nascosti tra i vari testi ho trovato un diario parzialmente bruciato scritto da qualcuno che si firmava J.B. Chiunque esso sia afferma di essere nato settant’anni dopo la devastante eruzione del vulcano Keruf, di aver assistito alla costruzione dei primi Poignee Griffe e di aver partecipato a svariati eventi che ritenevamo cronologicamente molto vicini tra loro, ma in realtà distanti decenni. Ho provato a rielaborare le informazioni a noi note tenendo conto di questa nuova discrepanza e tutto finalmente torna. Non riuscivamo a collocare i momenti storici lungo una linea del tempo perché la linea stessa era sbagliata!”

“Vuoi dire che mancano alcuni anni?”

“No, non alcuni, cento! Siamo un secolo avanti rispetto a quello che crediamo.”

Clover era incredulo, prese in mano i calcoli svolti da Alexandra sperando in un errore, così non fu, era tutto tremendamente perfetto. In altre circostanze avrebbero fatto i salti di gioia, ma non in questa, sapevano entrambi che per far sparire un intero secolo dalla Storia serviva una certa influenza e l’unica autorità in grado di esercitarla era il Governo Mondiale.

Il capo archeologo rimuginò qualche minuto, poi si rivolse alla collega “Dobbiamo capire cosa è effettivamente accaduto in questi cento anni, raduna gli studiosi più validi compresa Olvia, abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile. C’è un sacco di lavoro da fare.”

Ancora non lo sapevano, ma quell’ultima frase avrebbe condotto Ohara alla rovina.

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