Barbanera: Marshall D. e Edward Teach, tra manga e realtà

833

I due Barbanera: le anime nere della pirateria

Barbanera non è un personaggio facile, ma non si può certo dire che non sia carismatico. Sin dal suo esordio cartaceo nell’isola di Jaya ha sempre impensierito Rufy e i suoi, oltre che preoccupare con la sua ascesa praticamente tutto l’universo di One Piece. E il Barbanera vero com’era? Pazzo? Sì, anche troppo. Mefistofelico? Sì. Crudele? E ci mancherebbe (anche se non arrivava a livelli di sadismo improponibili). Ricco? Eh.. Primo tasto dolente. No, non particolarmente. Il bottino che accumuló non fu ne così pantagruelico ne così favoloso come ci si aspetterebbe dal pirata più famoso della storia. Fu anzi piuttosto banale e consisteva principalmente in barili di zucchero, rhum e melassa. E merluzzi. Sì perché Teach era il re del contrabbando di merluzzi.

Edward Teach: gli esordi da corsaro

Illustrazione di Barbanera dal testo ” A General History of the Robberies and Murders of the Most Notorious Pirates” del Cap. Johnson, realizzata da J. Nicholls o J. Basire

Ma partiamo dall’inizio. Edward Teach (o Thatch o Teague e un’altra vagonata di cognomi simili) esordì come corsaro al fianco di Benjamin Hornigold. Ben presto peró i due cominciarono a sbattersene della lettera di marca e si diedero alla ben più remunerativa attività piratesca. Catturarono presto una superlativa nave olandese che trasportava un notevole carico (polvere d’oro, schiavi, lingotti e altro). Hornigold la donó a Barbanera che la tenne per sé e la ribattezzó Queen Anne’s Revenge. Fu una sorta di dono di commiato perché subito dopo le strade dei due manigoldi si separarono. Quando venne proclamata, Hornigold accettò l’amnistia governativa. Teach ovviamente la ignoró, schifandola.

Pirata e contrabbandiere di merluzzi

La carriera piratesca di Barbanera duró circa due anni, dal 1717 al 1719 ma fu come una stella cedente in una notte senza luna. Grazie ad una fitta rete di minacce e bustarelle, Barbanera si assicuró il totale controllo delle coste della Carolina e della Virginia. Divenne talmente potente da destabilizzare una intera via commerciale, destando la preoccupazione delle popolazioni locali che gli affibbiarono una taglia di 100 sterline (sì, rispetto a quelle di One Piece fanno pena ma per l’epoca avrebbero fatto gola a molti). E fece i soldi contrabbandando merluzzi agli abitanti delle colonie americane, famosi per il loro palato delicato.

La fine

The capture of the Pirate Blackbeard di by J. L. G. Ferris.

Barbanera venne decapitato dopo una estenuante battaglia da un marinaio scozzese dell’equipaggio del luogotenente Maynard, incaricato di catturare il pirata e la sua ciurma, giustiziata pochi giorni dopo. La sua testa venne esibita sul bompresso della nave della marina, che la conservò per riscuotere la taglia promessa.

Fuori come un balcone

La fama di Barbanera è dovuta alla straordinaria quantità di aneddoti più o meno leggendari che ci sono pervenuti sul suo conto: alcune fonti riportano che avesse quattordici mogli, l’ultima delle quali appena sedicenne e che l’avesse costretta a prostituirsi a turno con i suoi uomini più fidati, davanti ai suoi occhi. Era solito sfidare a gare di resistenza il suo equipaggio:”Suvvia, facciamoci un inferno tutto nostro e vediamo quanto riusciamo a resisterci!”. Venivano chiusi tutti i boccaporti della stiva e posti al suo interno dei recipienti colmi di zolfo. Il capitano poi scendeva con due o tre della ciurma e dava fuoco alle polveri. Si trattava di scoprire chi riusciva a rimanere per più tempo esalando il fumo e ovviamente vinceva sempre Teach.

“Se non uccido qualcuno ogni tanto si dimenticheranno chi sono!”

La sua indole eccezionalmente diabolica si manifestó in molte occasioni: mentre giocava a carte con alcuni dei suoi, spense improvvisamente le candele, estrasse le pistole e sparó due colpi. Uno andò a vuoto, mentre il secolo frantumó una gamba al suo quartiermastro. “Se non uccido qualcuno ogni tanto si dimenticheranno chi sono!” si giustificó.

Pittoresche abitudini

Blackbeard di F. Schoonover

Si diceva che girasse pesantemente armato con almeno sei pistole infilate nella bandoliera e un numero imprecisato di coltelli. Andava piuttosto fiero della sua capigliatura-barba (al confronto Hagrid sembra un cicisbeo settecentesco), un’indistinta zazzera nera. Al momento della battaglia, la raccoglieva in trecce che si girava intorno alle orecchie in modo da non infastidirlo nei movimenti. Qui non si capisce se accendesse delle micce alle estremità di queste graziose treccine o se le infliasse nel cappello. Dovunque si mettesse queste micce comunque, quando prendevano fuoco gli circondavano la testa di un alone di fumo. Poco prima della sua morte, gli uomini della sua ciurma si resero conto che c’era un membro in più fra loro..

Altro che One Piece…

Quando uno dei suoi gli chiese se sua moglie sapesse dove teneva il tesoro, Barbanera rispose:”solo due persone sanno dove si trova il mio tesoro, io e il diavolo e chi di noi sopravviverà, potrà tenerselo tutto!”. Dopo la morte del capitano, l’uomo misterioso notato dall’equipaggio, scomparve nel nulla. Tanto per azzerare ogni vostra velleità da cacciatori di tesori, i bottini di Teach vennero recuperati e incamerati dai governatori delle province che tanto aveva devastato. E poi, sul serio, vorreste davvero un barile di melassa di 300 anni fa in casa? O meglio ancora: una bella carrettata di merluzzi?

Volete saperne di più sui pirati? Seguite @under_the_jolly_roger su instagram e facebook!

Bibliografia:

  • D. Cordingly, Storia della pirateria, tr.it. A. Tissoni, Modadori, Cles, 2011
  • D. Cordingly, I pirati dei Caraibi. Ascesa e caduta dei signori del mare, tr.it. M. Gezzi, Mondadori, Milano, 2013
  • D. Defoe, Storie di pirati. Dal capitano Barbanera alle donne corsaro, tr.it. e cura di M. Carpitella, Mondadori, Cles, 2013
  • P. Gosse, Storia della pirateria, tr. it. S. Caprioglio, Odoya, Bologna, 2008
  • G. Lapouge, Pirati. Predoni, filibustieri, bucanieri e altri “pezzenti del mare”, tr.it. A. Benucci Serva  Excelsior 1881, Milano, 2010
  • M. Le Bris, La cucina della filibusta. Il vero tesoro dei pirati caraibici, tr. it. L Cortese, Elèuthera, Cremona, 2010
  • C. Platt e J. Wright, Alla scoperta delle isole del tesoro. Dove pirati e bucanieri nascosero il bottino delle loro scorrerie, tr. it. F. Fossati, Piemme, Casale Monferrato, 1998
  • A. Spinelli, Tra l’inferno e il mare, Fernandel, Ravenna, 2003

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here