Boa Hancok, imperatrice pirata e Cheng I Sao, la più potente piratessa di sempre

115
Boa Hancock

Boa Hancock e la storia della pirateria

La bellissima Boa Hancock è un personaggio completamente di fantasia oppure Oda si è lasciato ispirare ancora una volta dalla realtà? Riflettiamoci sopra.

Boa Hancock: non il nome ma la storia

Qui vi espongo una teoria del tutto personale ma supportata da varie prove. Per le sue affascinanti eroine, Oda tende a non trarre troppo spunto dalla realtà, preferendo utilizzare nomi di fiori o di volatili. Il nome “Boa Hancock” non fa eccezione, così come quelli delle sue compagne e richiama il nome di un piccolo e discreto fiorellino, ben distante dalla bellezza fatale della nostra Imperatrice Pirata. Infatti, nel caso specifico, Oda ha tralasciato il nome, puntando l’attenzione su altri particolari.

Cheng I Sao: il pirata più potente di sempre

Boa Hancok
Ritratto di Cheng I Sao, di autore sconosciuto

Ora, passiamo alla storia. Siamo alla fine del XVII secolo, a Canton, durante l’epoca d’oro della pirateria cinese. Qui nacque quello che è considerato da molti storici, il più potente pirata di sempre. Una donna. Un’ex prostituta che mobilitò centinaia di migliaia di uomini, decine e decine di navi, mettendo a ferro e fuoco le coste cinesi e destabilizzando un’intera nazione. Cheng I Sao, questo era il nome della piratessa.

La ragazza nacque probabilmente nel 1785* a Canton e lavorò a lungo come prostituta in un bordello. All’epoca, Canton era la Tortuga cinese: pirati, pirati dovunque. La svolta avvenne nel 1801, quando la fanciulla sposó il famigerato Cheng I, un pirata talmente fastidioso da costringere il governo cinese ad assoldarlo come corsaro e annetterlo all’esercito. Alla morte del marito, Cheng I Sao (il cui nome significa “vedova di Cheng”), ereditò l’intera flotta e ne assunse il comando. Astuta, economa abilissima, intelligente e carismatica, la Signora Ching mise insieme un numero impressionante di marinai. Non solo uomini ma anche donne e bambini.

Boa hancock
Illustrazione da “Pirates: An Illustrated History of Privateers, Buccaneers & Pirates from the Sixteenth Century to the Present” (Londond, 1996). P.230. Book note mentions that, “this fanciful depiction is from History of Pirates of all Nations published in 1836”

Chiunque trovava posto nel suo esercito, a patto di rispettare la sua severa disciplina. Tra il 1807 e il 1810, la vedova devastó sistematicamente ogni villaggio e nave del suo territorio. La sua “Flotta della Bandiera Rossa” contava sui 70000 tra uomini e donne, su quasi 400 giunche. Numeri da capogiro.

Causò una grave crisi dei commerci e non si fermò neppure di fronte alle navi europee, anzi ne fece rapire un ufficiale che offrí una preziosa testimonianza delle gesta della piratessa. Che effettivamente superó in sagacia qualsiasi pirata del suo tempo. Quando il governo cinese, esasperato e impotente di fronte all’avanzata della donna, le offrì il perdono in cambio della cessazione delle ostilità, lei (nonostante fosse pienamente consapevole di avere forze ben maggiori) accettò subito. Si dice che in realtà non abbia mai smesso con traffici illeciti e attività losche. Sicuramente morì ricca e felice nel bordello da lei gestito.

Boa Hancock e Cheng I Sao

Cosa hanno in comune le due affascinanti piratesse? A parte le ovvie similitudini (donne carismatiche, potenti e sprezzanti), c’è da considerare anche il loro rango: l’una, Imperatrice Pirata riconosciuta, e l’altra, regina dei pirati non di nome ma di fatto. Insomma, le due condividono in effetti una storia simile in cui entrambe hanno riscattao un passato umile e tragico con una forza sbalorditiva, arrivando all’apice di un sistema di cui loro stesse tengono le redini.

Non solo: fatalità l’intera Amazon Lily è notoriamente ispirata alla Cina: le foreste selvagge, gli eleganti e marziali edifici incastonati come pietre preziose nella roccia e gli interni degli stessi ricordano in modo molto evidente le atmofere cinesi.

Volete un altro indizio, eccovi accontentati. Lo splendido abito viola indossato da Boa in varieBoa Hancock occasioni, è un costume tradizionale, indovinate di che nazione? Esatto, della Cina. Il cheongsam è un raffinatissimo vestito cinese, prettamente femminile, con varie lunghezze e di foggie più o meno diverse. Pensate un po’…

Allora convinti del fatto che Boa sia stata ispirata da Cheng I Sao o avete ancora qualche reticenza? Dai che vi ho convinti!

 

 

 

*prendete questa data un pó con le pinze però.

N.B. Qui ho tratteggiato per sommi capi la storia della piratessa, in realtà molto più avvincente di quanto emerge in questo breve articolo. Se cercate più informazioni su pirati & Co. vi invito a dare un occhio alla mia pagina instragram @under_the_jolly_roger. Vi aspetto eh!

Bibliografia

  • Cordingly, Storia della pirateria, tr.it. A. Tissoni, Modadori, Cles, 2011
  • G. Course, I pirati dei mari orientali, tr.it G. Botassis, Odoya, Bologna, 2016
  • Gosse, Storia della pirateria, tr. it. S. Caprioglio, Odoya, Bologna, 2008
  • Lapouge, Pirati. Predoni, filibustieri, bucanieri e altri “pezzenti del mare”, tr.it. A. Benucci Serva Excelsior 1881, Milano, 2010
  • Spinelli, Tra l’inferno e il mare, Fernandel, Ravenna, 2003

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here