Big Mom e le due piratesse che hanno ispirato il personaggio

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Big Mom, un personaggio e le due piratesse che l’hanno ispirato

Seriamente, Oda non poteva concepire un personaggio meno piacevole di Big Mom. Esosa, antipatica, solipsista all’inverosimile, è davvero difficile farsela piacere (cioè immaginate avere una tipa del genere come madre o nonna…). Raramente Oda si ispira a nomi di piratesse esistenti per i suoi personaggi femminili, ma con Charlotte LinLin ha fatto una doppia eccezione.

Pirate di achillesliu (fonte: DeviantArt)

Charlotte de Berry (1636-data sconosciuta), piratessa per amore

Charlotte de Berry era una ragazza inglese che per seguire il suo innamorato indossó i panni del marinaio. Dopo vari casini, diventó una piratessa e la sua vita divenne ancora più ardua. Sfigatissima in amore, tra occasionali episodi di cannibalismo, ammutinamenti, assassinii e salvataggi, Charlotte si barcamenó come meglio poteva ma non ci è dato sapere della sua morte. Peccato che, con tutta probabilità, la sua vita sia stata interamente inventata da uno scrittore ottocentesco.

Charlotte Badger poster by Massey University student Morghan Harper

Charlotte Badger (1778-1816), la prima piratessa australiana

Un’altra omonima della nostra rosea signora era Charlotte Badger, ufficialmente riconosciuta come la prima piratessa australiana. La giovanissima inglese venne condannata alla deportazione in Australia a seguito di un furto. Lavorò per qualche tempo finché si imbarcò in una nave il cui capitano aveva l’abitudine di fustigare tutte le donne a bordo, così, come passatempo. Charlotte non intendeva stare ai capricci di questo pazzo e insieme ad un’altra donna, sobilló un ammutinamento e si impadroní della nave. Pare che ad un certo punto si sia rifugiata presso una tribù di Maori ma il resto della sua vita rimane un’incognita.

Avvertenze

Come accennato nel post, la vita della de Berry, potrebbe essere una plateale quanto poetica e affascinante invenzione di Lloyd Edward, un editore londinese. Le scarne informazioni che abbiamo su di lei sono tutte riconducibili al suo libro History of the Pirates e tutte le altre informazioni sul suo conto derivano da questo testo. Che, diciamocelo, non è stato scritto da Barbero. Parimenti, se da una parte possiamo mettere la mano sul fuoco sulla reale esistenza della Badger (ci sono fior di testimonianze in merito) non possiamo però escludere che le cose siano andate anche molto diversamente da come ci vengono raccontate in vari libri. J. Ashton per esempio afferma che la Badger non fosse nemmeno presente sulla Venus, la nave in cui si sarebbe ammutinata. Quale che sia la verità, sicuramente queste due donne sono state un’ispirazione per il nome di Big Mom.

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Bibliografia:

  • Angus, Pirates: The Complete History from 1300 BC to the Present Day, Rowman & Littlefield, 2011
  • Duncombe, Pirate Women: The Princesses, Prostitutes, and Privateers Who Ruled the Seven Seas, Chicago Review Pr, 2017 (non affidabilissimo ma sempre meglio di niente per uno spunto)
  • L. Orsnby, Story: Badger, Charlotte” in “Dictionary of New Zealand Biography”

i due articoli (che potete consultare anche su Wikipedia in inglese): Australia’s Only Woman Pirate di A. Roy e Piratical Capture of the Venus Colonial Brig in “The Sydney Gazette and New Zealand”.

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